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L’ Age Mûr di Camille Claudel

Non fu solo il mancato matrimonio con Auguste Rodin il nucleo del delirio di persecuzione di Camille Claudel. In realtà ci fu una vera ingiustizia professionale. Nel 1894 Camille aveva scolpito un trittico di grande impatto emotivo e artistico, L’âge Mûr ou les chemins de la vie (L’età matura o i sentieri della vita), capolavoro che colpì un ispettore del Ministero delle Belle Arti che immediatamente

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Auguste Rodin, Masque de Camille Claudel, 1895(?)

Quei trent’anni di internamento furono completamente ingiustificati. Vediamo perché.

Il suo fu un delirio sistematizzato di persecuzione, secondo i criteri dell’epoca, un delirio, cioè, che non si era infiltrato in tutto il suo sistema ideativo, non contagiava tutto il pensiero. Camille credeva che il suo ex maestro di scultura, e amante appassionato, il celebrato Rodin, fosse in realtà un mostro che aveva tentato di avvelenarla e che, per di più, faceva a pezzi altre donne (una metafora – lei stessa era a pezzi- immaginata da Camille come reale). Il peccato di Rodin fu

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Camille Claudel aveva un fratello che avrebbe potuto salvarla dagli immeritati 30 anni di internamento. Ma non lo fece, eppure le era molto affezionato. Era un diplomatico, uno scrittore, un poeta: è possibile essere tutto questo e contemporaneamente un pusillanime patentato? Non la aiutò perché era un debole sottomesso alla madre o, più semplicemente, fu un calcolatore che beneficiò di una parte dell’eredità di Camille? L’eredità che Camille perde con l’internamento è di un milione e mezzo di franchi del 1913. Nel contempo, sua madre decide di chiedere il suo trasferimento dalla prima classe dell’ospedale psichiatrico – che costava 12 Fr. per giorno e garantiva una camera individuale -, alla terza classe, per una spesa giornaliera di 6 Fr. Ma la cosa più drammatica è che quest’eredità proveniva dalla morte di suo padre di cui Camille viene tenuta all’oscuro dalla famiglia, se non fosse stato per suo cugino Charles che riesce occultamente a farle pervenire una lettera. Il padre di Camille muore qualche giorno prima che Camille venga internata. Viene da chiedersi se l’internamento d’urgenza abbia avuto in qualche modo a che vedere con lo scippo della parte di eredità di Camille.

Camille scrive al cugino Charles: “il povero papà non mi ha mai visto per ciò che sono; gli si è sempre stato fatto credere che io fossi una creatura odiosa, ingrata e cattiva”. Camille chiede al cugino di andarla trovare in ospedale, ma la madre ha isolato la figlia da ogni visita, all’eccezione di se stessa, del fratello e della sorella. “Le visite possono eccitarla”, scrive la madre al direttore del manicomio. Sarà forse per questo che lei non andrà mai a trovare la figlia ospedalizzata. “D’altra parte, sostiene la madre, mia figlia quando abitava a Parigi non riceveva nessuno, dunque perchè ora vorrebbe avere delle visite?”




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