Categoria: Riflessioni Brevi

Un articolo del The New York Times apparso nel luglio 2018 sottolineava l’ ipersorveglianza che i genitori americani sono obbligati a esercitare sui bambini, pena multe, accuse di abbandono e favoreggiamento al rapimento di minori.
Per esempio, i bambini non possono essere “abbandonati” a giocare con altri bambini , in un prato o in un cortile, seppur in zone residenziali, senza che il primo che passa possa , in molto stati, segnalare all’autorità il genitore per negligenza grave, con l’aggravante dell’esposizione del bambino al rapimento. (sic!)
I bambini, invece, dovrebbero aver diritto all’indipendenza e hanno senz’altro diritto “to a little bit of danger.”
Altrimenti prepariamo una (de)generazione che troverà normale l’essere controllata da vicino. Con inimmaginabili danni sul piano psichico e politico.

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Era 5 anni fa, accompagnavamo Ottavia agli allenamenti e sentii il bisogno di fotografare questo avviso. Lo ripubblico oggi perché nulla è cambiato. Continua a mancare il rispetto verso i figli, verso il “loro” gioco, che non comprende i genitori. Si continua forsennatamente a utilizzarli come oggetti di gratificazione personale e di soddisfazione narcisistica. Con follia erinnica le madri si scagliano contro altre madri per accaparrarsi il posto migliore da cui riprendere il proprio figlio, davanti al quale il bambino dell’altra perde ogni diritto.
Dal mettere in mostra, a fabbricare “mostri”, il passo è davvero breve.  lp

 

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Questa invenzione del 1872 è nientemeno che un analizzatore del suono della voce a fiamme manometriche. Il suo inventore si chiamava Rudolph Koenig.
L’apparecchio permette di visualizzare lo spettro di un suono scomponendolo in bande di frequenza. Quando si emette la voce davanti all’apparecchio, l’aria contenuta in ciascuno dei cilindri vuoti, o risuonatori, entra in vibrazione e modula il flusso degli ugelli del gas. La risonanza acustica in questi cilindri (a sinistra) fa variare l’altezza delle fiamme, e così lo spettro acustico è osservabile grazie al sistema di specchi rotanti (a destra).
In mostra fino al 10 febbraio 2019 all’esposizione “Freud. Dallo sguardo all’ascolto”. Musée d’arte et d’histoire du judaïsme di Parigi.
L’uomo ha sempre voluto “vedere” la voce, a differenza dell’immagine, la voce è così sfuggente. Tenere la frustrazione di un suono che è “in perdita” invece che “in guadagno” come l’immagine, è la vera questione della voce. lp

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img_3812La metafora del bambino-raviolo nell’ottimo corto candidato all’Oscar della regista e disegnatrice cinese Domee Shi di 29 anni. Merita. Almeno fino al finale super scontatissimo dove abbiamo la fidanzata che si mammizza e non è un buon viatico. Però, c’è da dire che quando la mamma smette di vederlo come un raviolo (da riempire e da pappare), il figlio può tornare a trovarla. lp

 

 

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Ieri, chiacchierando con il giovane loquace e simpatico taxista che mi portava dall’aeroporto al centro di Palermo (al suo invito su dove preferivo sedermi, essendo un van, avevo optato per sedermi davanti per guardarmi meglio intorno), mi racconta varie cose tra cui che ha una bambina. Quanti anni ha?, gli chiedo. Risposta: 22 mesi.
Gli rispondo: lo sa quanto dista Palermo da Milano? 1.460.000 metri!
Esprimendo la loro età in mesi, li teniamo piccoli. Le parole non sono innocenti. E nemmeno le unità di misura.

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Farli partecipare o no alle feste mascherate con personaggi mostruosi o macabri? I bambini vengono, oggi, tenuti al riparo persino dai libri con storie di mostri. Ecco, prima di autorizzarli a partecipare a una festa commerciale americana, punterei a convincere le madri ad acquistare libri per i loro bambini con storie di paura che offrano ai bambini la possibilità di trattare uno dei loro temi fondamentali, la paura, appunto. Cominciamo coi libri, prima che con le feste: soprattutto perché coi libri possono imparare a vedersela da soli con la paura, senza un adulto alle calcagna. Mentre alla festa di Halloween so già che difficilmente se la potranno godere solamente coi loro amichetti, senza che anche gli adulti che li accompagnano vogliano divertirsi con loro. Se li portiamo, stiamo in disparte, perché, se abbiamo ancora un po’ di fortuna, i bambini vorranno divertirsi tra loro.

 

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Ieri a Novara, nello spazio “Mamme a venire”, c’erano passeggini, pance e persino allattamenti in diretta, ma c’era anche molta molta attenzione per le cose divergenti, rispetto al discorso comune sulla madre, che stavo dicendo.
Le mamme oggi sono sole: a loro si chiedono prestazioni come fossero un’azienda, perfezioni come fossero adepte di una religione della gravidanza, performance per tenere alta l’idealizzazione che grava sulla maternità contemporanea. Ma le donne in carne e ossa che affollavano l’aula, e che erano lì con i loro bambini, erano tutte orecchi e comprendevano che dissentire sull’immagine capitalista attuale del materno le alleggeriva da pesi e angosce, quelle angosce che alcune loro compagne d’avventura, meno fortunate, sfogano in fanatici gruppi social che non alleviano la solitudine ma radicalizzano i fantasmi e i conflitti.
Le “mamme a venire” pensano.

 

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