Categoria: Riflessioni Brevi

Ieri, chiacchierando con il giovane loquace e simpatico taxista che mi portava dall’aeroporto al centro di Palermo (al suo invito su dove preferivo sedermi, essendo un van, avevo optato per sedermi davanti per guardarmi meglio intorno), mi racconta varie cose tra cui che ha una bambina. Quanti anni ha?, gli chiedo. Risposta: 22 mesi.
Gli rispondo: lo sa quanto dista Palermo da Milano? 1.460.000 metri!
Esprimendo la loro età in mesi, li teniamo piccoli. Le parole non sono innocenti. E nemmeno le unità di misura.

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Farli partecipare o no alle feste mascherate con personaggi mostruosi o macabri? I bambini vengono, oggi, tenuti al riparo persino dai libri con storie di mostri. Ecco, prima di autorizzarli a partecipare a una festa commerciale americana, punterei a convincere le madri ad acquistare libri per i loro bambini con storie di paura che offrano ai bambini la possibilità di trattare uno dei loro temi fondamentali, la paura, appunto. Cominciamo coi libri, prima che con le feste: soprattutto perché coi libri possono imparare a vedersela da soli con la paura, senza un adulto alle calcagna. Mentre alla festa di Halloween so già che difficilmente se la potranno godere solamente coi loro amichetti, senza che anche gli adulti che li accompagnano vogliano divertirsi con loro. Se li portiamo, stiamo in disparte, perché, se abbiamo ancora un po’ di fortuna, i bambini vorranno divertirsi tra loro.

 

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Ieri a Novara, nello spazio “Mamme a venire”, c’erano passeggini, pance e persino allattamenti in diretta, ma c’era anche molta molta attenzione per le cose divergenti, rispetto al discorso comune sulla madre, che stavo dicendo.
Le mamme oggi sono sole: a loro si chiedono prestazioni come fossero un’azienda, perfezioni come fossero adepte di una religione della gravidanza, performance per tenere alta l’idealizzazione che grava sulla maternità contemporanea. Ma le donne in carne e ossa che affollavano l’aula, e che erano lì con i loro bambini, erano tutte orecchi e comprendevano che dissentire sull’immagine capitalista attuale del materno le alleggeriva da pesi e angosce, quelle angosce che alcune loro compagne d’avventura, meno fortunate, sfogano in fanatici gruppi social che non alleviano la solitudine ma radicalizzano i fantasmi e i conflitti.
Le “mamme a venire” pensano.

 

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