I “famigerati” lavoretti per la festa del papà (e della mamma)

A proposito della appena passata festa del papà, ho discusso con una formatrice per maestre sull’opportunità di far fare i lavoretti per la festa del papà. Lei sosteneva che non fosse il caso, visto che in classe puoi avere un bambino con un papà morto, magari recentemente, o assente.
Io credo invece che il lavoretto potrebbe essere l’occasione per fargli scoprire una figura paterna sostitutiva. Ci sarà uno zio, un nonno, un fratello maggiore, un insegnante maschio, un allenatore a cui dare il prodotto del suo impegno. I lavoretti non sono consumistici e servono a meditare sulle figure parentali o sostitutive che, in casi di lutto o assenza, sono preziose. Invece che abolirli, li aumenterei con lavoretti per il patrigno, la matrigna, la zia, lo zio, la madrina, il padrino, la nonna , lo zio, il nonno…. dato che la maggiore angoscia dei bambini è quello di rimanere orfani, fargli capire che le figure a cui possono eventualmente appoggiarsi sono importanti.
Il lavoretto è come un rito o  un atto simbolico.
Certo, tutto dipende dalla cornice che riesce a fare, a costruire, a significare, l’insegnante. Cornice che ovviamente non deve essere “tu fallo per la tua seconda scelta”…ma, per esempio, facciamo un lavoro per una figura paterna, chiunque essa sia. Liberando anche gli altri di farlo pensando, in cuor loro, allo zio piuttosto che al padre reale e vivente o alla zia piuttosto che alla madre.
Questo è forse rivoluzionario ma anche liberatorio.

ps1. se fossero due mamme o due papà non cambierebbe molto, ce n’è sempre uno o una che ha la funzione paterna più spiccata.
ps 2. ho visto in giro le “pagelle del papà”: ecco queste sì, le eviterei. Potrebbero trasformarsi solo una eco delle lamentele della mamma… Ps3. Sarà un caso che questa discussione capiti ad ogni festa del papà e più raramente alla festa della mamma?