Autore: <span class="vcard">Laura Pigozzi</span>

Camille Claudel aveva un fratello che avrebbe potuto salvarla dagli immeritati 30 anni di internamento. Ma non lo fece, eppure le era molto affezionato. Era un diplomatico, uno scrittore, un poeta: è possibile essere tutto questo e contemporaneamente un pusillanime patentato? Non la aiutò perché era un debole sottomesso alla madre o, più semplicemente, fu un calcolatore che beneficiò di una parte dell’eredità di Camille? L’eredità che Camille perde con l’internamento è di un milione e mezzo di franchi del 1913. Nel contempo, sua madre decide di chiedere il suo trasferimento dalla prima classe dell’ospedale psichiatrico – che costava 12 Fr. per giorno e garantiva una camera individuale -, alla terza classe, cioè nel dormitorio da 12 persone, per una spesa giornaliera di 6 Fr. Ma la cosa più drammatica è che quest’eredità proveniva dalla morte di suo padre di cui Camille viene tenuta all’oscuro dalla famiglia, se non fosse stato per suo cugino Charles che riesce occultamente a farle pervenire una lettera. Il padre di Camille muore qualche giorno prima che Camille venga internata. Viene da chiedersi se l’internamento d’urgenza abbia avuto in qualche modo a che vedere con lo scippo della parte di eredità di Camille.

Camille scrive al cugino Charles: “il povero papà non mi ha mai visto per ciò che sono; gli si è sempre stato fatto credere che io fossi una creatura odiosa, ingrata e cattiva”. Camille chiede al cugino di andarla trovare in ospedale, ma la madre ha isolato la figlia da ogni visita, all’eccezione di se stessa, del fratello e della sorella. “Le visite possono eccitarla”, scrive la madre al direttore del manicomio. Sarà forse per questo che lei non andrà mai a trovare la figlia ospedalizzata. “D’altra parte, sostiene la madre, mia figlia quando abitava a Parigi non riceveva nessuno, dunque perchè ora vorrebbe avere delle visite?”




Riflessioni Brevi

Camille Claudel fu una scultrice così grande da rivaleggiare con Auguste Rodin, di cui era stata allieva e amante. L’occasione di parlare di lei mi viene dal fatto che ieri ho tenuto una conferenza nell’ospedale psichiatrico di Montfavet (Avignone) e ho raccolto le storie della gentilissima direttrice del piccolo museo, a lei dedicato, che si trova all’interno dell’ospedale in cui Camille venne internata dal settembre del 1914 all’ottobre del 1943. Il suo primo internamento fu a Parigi ma, allo scoppio della prima guerra, l’ospedale psichiatrico di Parigi divenne quartier generale delle forze armate e quindi i degenti vennero trasferiti in questo grandissimo ospedale psichiatrico, costituito come una cittadella di padiglioni immersi nel verde, in cui i pazienti circolano con una certa libertà. Quando Camille fu internata molti pensarono che fosse morta, talmente la sua famiglia si premurò di cancellarne ogni traccia. Un giorno una donna delle pulizie dell’ospedale psichiatrico, intenerita dall’isolamento in cui Camille era tenuta, le consegno alcune lettere sequestrate dalla direzione su indicazione della madre. Ma quando quest’ultima lo scoprì fece licenziare l’inserviente. Qualcuno disse che si trattò di un internamento abusivo, quasi un sequestro E, se non lo fu, perché Camille restò lì dentro così a lungo?

(Continua…)

Riflessioni Brevi

Ettore ed io ci siamo conosciuti, diversi anni fa, a un binario della stazione di Peschiera. Qualche ora prima che io arrivassi era entrato in giardino e si era incollato alle gambe di Enrico il quale, aprendo la portiera dell’auto per venirmi a prendere, inaspettatamente aveva visto Ettore salire su velocemente, come fosse la cosa più ovvia del mondo. Al binario Ettore mi attendeva, signorilmente eretto, molto vicino al fianco di Enrico, scrutando con intensità il treno e i passeggeri che discendevano, proprio come fa un cane che aspetta qualcuno che conosce bene e che è impaziente di rincontrare. Appena mi vede -o meglio appena capisce che è me che si sta aspettando – prende a scodinzolare e a venirmi incontro facendomi un sacco di feste, come se la scena si fosse già ripetuta chissà quante volte. 
Così era Ettore

Ettore, affascinante e sensibile, ha lasciato nel mondo un sacco di figli. All’inizio della sua lunga vita essi furono perlopiù concepiti con un’altra Weimaraner di razza. Ma questo prima che ci incontrasse e prima del suo annus horribilis di randagismo che ebbe fine quando entrò nel nostro giardino e s’incollò alle gambe di Enrico. (continua…)

Riflessioni Brevi

Marie Bonaparte scrisse “Topsy. Le ragioni di un amore”, pubblicato Italia da Bollati Boringhieri, un lungo racconto molto apprezzato da Freud, al punto da tradurlo, in cui l’allieva – e ormai amica – Marie Bonaparte racconta del tipo di amore che lega un uomo al suo cane. Precisamente lei dice che un cane offre “il riposo dall’umano”, lontano cioè da “quegli atteggiamenti tipici dell’uomo, per cui si ama mentre si è ostili”. In effetti, l’amore che offre un cane sembra essere piuttosto lontano dalla consueta ambivalenza delle relazioni tra umani.
Tutto ciò tenendo presente quanto la parte conflittuale implicata nella relazione tra uomini sia preziosa, quanto meno per quell’esercizio di tolleranza e di moderazione delle pretese narcisistiche a cui obbliga e che ci fa umani. La vera tragedia è quando pensiamo che tra umani ci possa essere quella semplicità priva di note oppositive che si ha con un animale. Perciò sono piuttosto preoccupata dal fatto che le persone ricerchino questo tipo di rapporto nella coppia, ad esempio, cosa che si rivela del tutto impossibile, se non per qualche idilliaco momento, che pure esiste ed è fonte di gioia. È la gestione dell’ambivalenza che fatichiamo ad esercitare. Allora interroga se un cane è il sostituto di un rapporto senza conflitti (ma ogni tanto anche un animale punta i piedi – cioè le zampe- per quanto generalmente senza conseguenze). 
Non si può pretendere che non ci siano asprezze tra umani, tra genitori e figli, ad esempio. Ci sono genitori che vorrebbero un rapporto privo di ambivalenze e confitti con figli che crescono. È questo che ha preso troppo la mano, oggi. In questo caso, si vorrebbero dei figli fedeli come cani.

Riflessioni Brevi


Le foto sono le mie, dei posti che amo, nei momenti che amo….
La radio è Radio Senti Chi Parla
La bella voce dell’intervistatrice è quella di Stefania Friso

Riflessioni Brevi

1ab99bf8-1af1-11e9-9c2a-6888d5032d88_wpnx-31830_primafoto-ky9c-u107071042636830-1024x576lastampa-itA Firenze una piccola libreria, di appena 35 mq, si è inventata un ingegnoso modo di sopravvivere: corredare ogni libro di un bugiardino con prescrizioni, controindicazioni e effetti collaterali. Ingegnoso perché in questo modo ha fatto parlare di sé, ripagandosi un po’ dell’enorme lavoro di catalogazione. L’idea ha colpito perché, come ognuno sa – almeno dall’adolescenza in poi – un certo libro può aver avuto il potere di alleviare nostre le pene. E’ qualcosa che ogni lettore conosce. Per ogni lettore, c’è stato almeno un libro nella vita che gli ha parlato intimamente e gli ha procurato un vero transfert.  Per questo motivo, ciò che spero per questa impresa – il cui catalogo sarà tra poco on line e consultabile, come già per i farmaci – è che non si confonda il modo proprio in cui esattamente quel libro ha innestato in quel soggetto un processo di cambiamento, con una cura che non si può dare in forma generalizzata. Al di là dell’apprezzabile tentativo della libraia, bisogna sottolineare che se un libro giustamente è apprezzato da molti, non su tutti produce gli stessi effetti. C’è una soggettività che reagisce in maniera diversa. Fare – di un farmaco, come di un libro – una medicina generale, che va bene per tutti quelli con lo stesso “sintomo”, non sembra una buona idea. Perché? Perché ci perdiamo la varietà con cui  un singolo libro agisce in ciascuno, con cui ci inizia a un dialogo particolarizzato. La farmacia di oggi è uno “spaccio” per un’umanità dolente che viene ammassata e oggettivata sotto poche decine di sintomi. Un mal di pancia in un bambino, tanto per dire fare l’esempio più semplice, ha un significato diverso da quello di un altro bambino e, pertanto, si curerà in maniera particolareggiata non massificata. La sua mamma e il suo papà avranno  il compito di capire cosa significa quel male, cosa sta urlando il corpo del loro figlio, cosa gli è stato indigesto. Piuttosto che ampliare questo tipo di approccio generalizzato, dobbiamo limitarlo perché non fa che dire della nostra attuale incapacità di pensare il sintomo. Non è una buona operazione estendere una metodologia tanto pedestre anche ai libri che costituiscono, almeno quelli buoni, un modo per restare umani, cioè soggetti in connessione. Se la cura funziona è proprio perché è particolarizzata su ciascuno e non generalizzata su un sintomo pensato come segno comportamentale, isolato ed eretto a categoria. Per ognuno non c’è IL mal d’amore o LA mancata maternità, ma c’è quel dolore declinato sulla propria storia. E certamente la propria storia viene raccontata anche in relazione a quanto un libro o un film ci suggerisce, ma ad ognuno di noi. La stanza d’analisi, infatti, è piena di associazioni che il racconto di un libro (o di un film) rischiara. E che un orecchio deve accogliere.
#restiamoumani

lp

 

Per l’articolo cui ho tratto la notizia:

https://www.lastampa.it/2019/01/18/societa/piccola-farmacia-letteraria-a-firenze-ci-si-cura-con-i-libri-ilg4OaDLzrjTsg3l61bK5J/pagina.html

Riflessioni Brevi

47001989_509La Corte europea dei diritti umani ha condannato una coppia in Germania che si era rifiutata di mandare i figli a scuola e che praticava la homeschooling, cioè la scuola fatta dai genitori. Questa pratica non è ammessa in Germania ma è consentita nel paese d’origine della coppia, gli Stati Uniti, anche perché allevia il disagio delle grandi distanze casa- scuola, presenti in molte aree del paese. Le autorità tedesche hanno giudicato che i ragazzi non erano sufficientemente istruiti e socializzati, vivevano isolati in famiglia, senza contatti col mondo.
E’ innegabile che bambini e i ragazzi hanno bisogno di crescere e studiare coi loro pari. La homeschooling è una pratica contro la polis e il collettivo. Se non ci sono motivi stringenti, praticarla non aiuta a dialogare con le differenze che gli altri sono. Impedisce cioè di sviluppare la competenza più importante per la sopravvivenza, non solo mentale e psichica, dei nostri discendenti: il saperci fare con le differenze. Questi genitori (#plusmaterno) si comportano come se potessero occupare anche tutto il futuro dei loro figli. Invece c’è un dopo-di-loro: si chiama mondo e inizia, al più tardi, ai sei mesi di vita del bambino.
lp

 
Per la lettura della storia:

https://m.dw.com/en/european-court-rules-against-german-homeschooling-family/a-47021333

Riflessioni Brevi

Medardo downloadRosso, un genio.
Modellò madri e figli ancora circondati dall’informe della materia. Aveva capito che la difficoltà di nascere per molti non finisce mai. 
Aetas
aurea raffigura il bacio della madre sulla guancia del suo bambino. La bocca della madre è un impasto unico con la gota del piccolo e le linee del suo viso non sono ben definite, a differenza di quelle del bambino. Mentre viene baciato, il piccolo ha una smorfia d’orrore, teme del bacio cannibalico della genitrice

rev120581-oriI critici pensano che il gruppo rappresenti la moglie, da cui lo sculture si separa verso i trent’anni, e che il bambino sia l’amatissimo figlio di Medardo, Francesco, che assiste il padre morente e di cui poi curerà le opere.

 

 

 

Il bacio della madre è qualcosa che ha perturbato molti artisti.

 lp

Riflessioni Brevi

Natale e Capodanno sono l’epoca degli auguri e, tra quelli che girano sui social, questo è quello di una madre ai suoi figli. Non mi ha stupito, perché conferma un certo sentimento attuale di essere madre. Se essere madre è un lavoro a termine – prima o poi la madre deve diventare un po’ inutile – l’augurio di questa madre va in senso contrario. Non solo augura ai suoi figli di aver sempre bisogno di lei, ma quel vorrei essere tutto quello di cui avrete bisogno, li destina a svilire la domanda che potrebbero rivolgere a un terzo, a un padre, a un insegnante, a un amico o persino a un prete. Lei è già tutto questo e molto altro ancora. L’augurio, con quell’avrete, riguarda il futuro. Destina i figli a una vita claustrofilica, votata al chiuso, come rafforzativamente indica il disegno della famiglia-utero, a sostegno del messaggio. Ora, se la famiglia può avere una chance di essere amata nel corso della vita di un individuo, è proprio perché si apre, lascia andare chi è nato nel suo seno, si fa mancare un po’. Al contrario accade che, come per ogni amore, nell’esaustività dell’essere uno-tutto-per-l’altro, troverà la sua tomba.

(Esaustività, etimologia: dal latino exhaustus, participio passato di exhaurire cioè “esaurire”)

lp

 

Riflessioni Brevi

42059568_10205192675213166_5535340455081803776_n“L’amore per la letteratura, per il linguaggio, per il mistero della mente e del cuore che si rivelano in quella minuta, strana e imprevedibile combinazione di lettere e parole, di neri e gelidi caratteri stampati sulla carta, l’amore che aveva sempre nascosto come se fosse illecito e pericoloso, cominciò a esprimersi dapprima in modo incerto, poi con coraggio sempre maggiore. Infine con orgoglio.” (J.Williams, Stoner)

 

Scritto in America nel 1965 è stato definito dal New Yorker come «il più grande romanzo americano di cui non avete mai sentito parlare». Alla sua pubblicazione vendette solo 2000 copie e fu riscoperto in Europa nel 2012 diventando un bestseller. Peccato che l’autore – alla cui vita s’inspira – non lo seppe mai perché morì prima.
Stoner è un anti-eroe americano, dignitoso, intelligente, garbato e fine. La bella storia di un uomo che ama con passione la letteratura, il suo mestiere.  Il senso di un lavoro che si ama è racchiuso in questo gioiello.
Il libro è anche un’interrogazione sul potere, sul ‘che fare’ quando si è ridotti all’impotenza da colleghi potenti che ti odiano e da una moglie che ti sottrae la figlia con una manovra di apparente amore e premura contro la quale non si può che essere impotenti.
In un’epoca in cui il potere è del più forte, di chi strepita, di chi si muove con un’astuta ambizione, spesso feroce e primitiva, questo è un romanzo sull’impotenza eroica e sulla presa in carico delle impossibilità della vita. Esse esistono, costituiscono i limiti della nostra esperienza, dentro i quali possiamo però giocare una degna partita.
Lui, Stoner, ama. I suoi persecutori, Lomax e Edith, invece, non conoscono l’amore.

Un libro così sfaccettato, non scontato, mobile e, nello stesso tempo, chirurgicamente preciso.

 lp

 

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