42059568_10205192675213166_5535340455081803776_n“L’amore per la letteratura, per il linguaggio, per il mistero della mente e del cuore che si rivelano in quella minuta, strana e imprevedibile combinazione di lettere e parole, di neri e gelidi caratteri stampati sulla carta, l’amore che aveva sempre nascosto come se fosse illecito e pericoloso, cominciò a esprimersi dapprima in modo incerto, poi con coraggio sempre maggiore. Infine con orgoglio.” (J.Williams, Stoner)

 

Scritto in America nel 1965 è stato definito dal New Yorker come «il più grande romanzo americano di cui non avete mai sentito parlare». Alla sua pubblicazione vendette solo 2000 copie e fu riscoperto in Europa nel 2012 diventando un bestseller. Peccato che l’autore – alla cui vita s’inspira – non lo seppe mai perché morì prima.
Stoner è un anti-eroe americano, dignitoso, intelligente, garbato e fine. La bella storia di un uomo che ama con passione la letteratura, il suo mestiere.  Il senso di un lavoro che si ama è racchiuso in questo gioiello.
Il libro è anche un’interrogazione sul potere, sul ‘che fare’ quando si è ridotti all’impotenza da colleghi potenti che ti odiano e da una moglie che ti sottrae la figlia con una manovra di apparente amore e premura contro la quale non si può che essere impotenti.
In un’epoca in cui il potere è del più forte, di chi strepita, di chi si muove con un’astuta ambizione, spesso feroce e primitiva, questo è un romanzo sull’impotenza eroica e sulla presa in carico delle impossibilità della vita. Esse esistono, costituiscono i limiti della nostra esperienza, dentro i quali possiamo però giocare una degna partita.
Lui, Stoner, ama. I suoi persecutori, Lomax e Edith, invece, non conoscono l’amore.

Un libro così sfaccettato, non scontato, mobile e, nello stesso tempo, chirurgicamente preciso.

 lp

 

Riflessioni Brevi

Contravvenendo alla categoria “Riflessioni brevi” in cui è inserita, ecco il video della conferenza tenuta a Novara il 25 novembre 2018 con: Laura Pigozzi, il pm del tribunale dei minori Annamaria Fiorillo e lo psicoterapeuta Leopoldo Grosso fondatore del Gruppo Abele.

 

Riflessioni Brevi

48425963_10217829659841629_1668193743334801408_nDomenica mattina al Virgilio, Milano. Resti della festa itinerante che si tiene il sabato sera davanti alle scuole cittadine.
Il concetto di “festa itinerante” sembrerebbe indicare che ci sia un movimento di giovani che organizza incontri, che finalmente i ragazzi escano insieme a riprendersi la città.
Ma la mancanza di abitudine alla cura delle cose, del proprio ambiente e anche della propria stanza produce, non una riappropriazione della città, ma uno scempio di quei luoghi di risveglio che dovrebbero essere le scuole. Colpisce la convivenza di simboli di civiltà come le bici free del Comune di Milano con la barbarie dello sfacelo di muri e marciapiedi.
La tristezza di queste immagini proviene, per me, dal fatto che, guardandole, non ti immagini che i ragazzi si siano divertiti, prima di lasciare tutta questa spazzatura. Anzi, queste tracce – in fondo banali e dettate più dall’incuria che dalla ribellione – marcano una desolazione che addirittura potrebbe precedere la festa, desolazione che la accompagna e che, fatalmente, la segue.
Noi andavamo al parco Lambro e non è che ne lasciassimo immacolati i prati, no davvero, eppure c’era vita che circolava, certo mischiata anche alla morte, come sempre accade quando c’è vita. Non è un ragionamento di confronto tra generazioni, ovviamente, ma ci interessa ciò che sta cambiando, e cioè, come è cambiato il funzionamento psichico del soggetto. Lo psichismo non è isolato. Il sintomo è politico. Quindi non si tratta di dire che una generazione è migliore di un’altra ma si tratta di cogliere  un cambiamento strutturale, psichico e sociale.
La desolazione oggi è una categoria umana dominante, che vota all’immobilità politica. Niente cambia. E la faccia mortifera del godimento è proprio quella che non produce nulla, quella in cui si sprofonda, quella che ti fa tirare calci a un altro ragazzo inerme (come mostrano i video di quella sera). Il patto sociale nasce perché picchiare un altro o torturarlo, o aggredirlo o ucciderlo può essere, come scriveva Thomas Mann, “delizioso, ma aver ucciso è tremendo.” E’ per sfuggire al godimento abissale che l’uomo fonda civiltà.

lp

 

Foto di @elisabettabucciarelli

video: http://www.milanotoday.it/video/rissa-degrado-movida-piazza-ascolti.html

 

 

 

Riflessioni Brevi

img_9640Da Freud a Orwell, passando per Sfera Ebbasta: i più acquistati dai 18enni  con il Bonus Cultura
Fatta la dovuta e inaggirabile (almeno al momento) tara di SferaEbbasta, mi pare che il risultato di un Freud “saldamente al primo posto” con l’Interpretazione dei sogni, e che si tiene altrettanto saldamente all’ottavo con Ossessioni, fobie e paranoia, sia formidabile. Puntiamo su questi diciottenni. Il risultato mi pare insperato.
Ps. Mi ricordo, appena laureata,  tenevo un corso sull’Interpretazione dei sogni di Freud a un gruppo di studenti come ora alternativa alla religione. Era un istituto tecnico, di quelli in periferia a Milano, zona parco Lambro, non so se avete presente. Bene, questi ragazzetti, perlopiù maschi, arrivavano da differenti classi e età, ma facevano gruppo ed erano animati animati da una curiosità senza fine, raccontavano i loro sogni, e se li interpretavano tra loro  in base a quanto andavano via via leggendo. Io li seguivo col sorriso sul cuore. Fu un anno bello

lp

 

Riflessioni Brevi

 

img_8183Per Freud la suzione voluttuosa del neonato è il primo stadio della sessualità infantile. “Il succhiare con delizia è collegato a un completo assorbimento dell’attenzione, e produce o l’assopimento o anche una reazione motoria, una specie di orgasmo” (Freud, 1905)
E’ una osservazione che andrebbe affissa nei reparti maternità di ogni ospedale, per segnalare come stanno le cose, per aiutare le madri a capire cosa c’è in gioco nell’allattamento, a protrarlo quanto necessario, senza costruirvi sopra deliri immaginari che non tengono sufficientemente conto della vita del corpo del bambino (e della madre). I bambini non sono angioletti, ma nodi pulsionali.
Non aggiungo altri commenti se non che io, in “Mio figlio mi adora” – un libro giudicato urticante – sono stata più lieve di Freud, eppure qualcuno si è risentito.

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Quadro di Eugéne Carrière in mostra all’esposizione “Freud. Dallo sguardo all’ascolto”. Musée d’arte et d’histoire du judaïsme di Parigi, fino al 10 febbraio 2019

 

 

 

 

lp

Riflessioni Brevi