Dott. ssa Laura Pigozzi Posts

 

Ho visto questo prezioso film con un uomo e un’amica. Lo dico perché l’uomo ha notato come nel film non fosse presente nessuna figura maschile, a parte la fugace apparizione di un garzone muto. In effetti, non c’è un uomo neppure nell’unica scena di gruppo, con figure del paese, quella in cui le contadine, a nuda voce, intonano le parole “Fugere non possum” (Non posso fuggire), con le voci che si rincorrono alla maniera di un canone. La scena campestre e notturna evoca piuttosto un sabba, ripulito e ingentilito, senza capro (né capo) e con un fuoco al centro, che brucia il lembo del vestito di una delle protagoniste, ardente d’amore per la sua pittrice. L’universo maschile, in contrappunto al canto femminile, è rappresentato senza voce: il garzone muto e l’inseminatore della domestica che non si vede, né è mai nominato e di cui nulla si sa, così come niente ci vien detto sul un passato amante uomo della pittrice, che la lasciò gravida.
La storia d’amore tra le due donne, la pittrice (Noémie Merlant) e la giovane contessa (Adèle Haenel), è ambientata a fine settecento ed è raccontata con garbo e sapienza nei dialoghi. Tuttavia resta un sentimento claustrale che può attaccare anche lo spettatore. Fin dall’inizio si evoca il luogo chiuso: la giovane aristocratica, di cui si deve fare il dipinto per inviarlo a futuro sposo, è stata ritirata dal convento – dove, in fondo, le piaceva stare perché lì c’erano musica e libri – per sostituire, nel matrimonio, una sorella morta suicida che non ne voleva sapere di andare in sposa a Milano. In quella città la contessa madre – una monotona Valeria Golino – sognava di trasferirsi, come ci fa intuire la pittrice quando insinua che quel matrimonio era architettato per soddisfare i desideri d’evasione dalla campagna della madre, che a Milano aveva vissuto.
Anche la storia d’amore tra le due si sviluppa al chiuso della decaduta casa aristocratica, durante un breve viaggio della contessa madre che le lascia finalmente sole. Il canone cantato dalle donne “Non posso fuggire” non fa che sottolineare la sensazione di chiuso in cui nasce un amore che vorrebbe essere, al contrario, aperto. 
La storia è bella, delicata, coinvolgente anche per la fotografia sublime della notevole Claire Mathon, tuttavia non sembra toccare il cuore delle relazioni omosessuali femminili dato che tutto è giocato sul vecchio dispositivo del grande amore, prima del matrimonio, a cui pensare con nostalgia per tutta la vita restante e consolarsi, così, nel ricordo. 
Interessante la libertà di cui godevano le donne in società nella seconda metà del Settecento: nell’ultima scena le protagoniste si ritrovano in città, a teatro (Milano? La Scala, appena costruita nel 1776?), durante il concerto delle 4 stagioni di Vivaldi che la pittrice suonava e raccontava alla sua amante. Le due donne si ritrovano ai due lati opposti della balconata e, cosa da sottolineare, sono arrivate al concerto da sole, cioè “non accompagnate”: in effetti, il movimento delle Preziose, letterate femministe ante litteram, c’era già stato. La pittrice vede la ex amante ma non viene da lei vista. Come Orfeo, evocato nel film, la ragazza del fuoco, ignara della presenza dell’altra che non le si palesa, vivrà nel ricordo sublime dell’amata, da sublimare per l’intera vita.
Un film sull’idealizzazione che, declinata al femminile o al maschile, qui non cambia.

Il film è del 2019, scritto e diretto da Céline Sciamma. La pellicola ha vinto il Prix du Scénario al Festival di Cannes 2019.
Trailer:
https://www.youtube.com/watch?v=yRNDOCC67hA


Riflessioni Brevi

Maternità umana. La Madonna Sistina di Raffaello commentata dallo scrittore russo Vassilij Grossman.
“Perché il volto della madre non tradisce paura e perché le sue dita non stringono il corpo del suo bambino? Perché non fa nulla per sottrarre il figlio suo destino? Ella offre il bambino alla sua sorte, non lo nasconde. Né il bambino nasconde il viso nel seno della madre. Fra poco lascerà le sue braccia andrà incontro, scalzo, al suo destino…Tutto ci dice che l’uno dall’altra si staccherà, che non potrà non farlo, che la sostanza della loro unità, della loro fusione è proprio in quel separarsi.”
Questa è l’umanità dell’umano, quella che è sopravvissuta persino a Treblinka e che sopravviverà alle future guerre globali, secondo Grossman
L’umano potrà sopravvivere, sembra dirci lo scrittore, se sopravviverà una maternità che non stringe, che non sottrae il bambino al mondo e al suo destino – un destino non disegnato dal genitore – una maternità che potrà sopportare quello sguardo “adulto e strano” del bambino che affronta la propria vita. Comunque essa sarà.

Riflessioni Brevi

Non bisogna dividere l’economia dall’organizzazione familiare in maniera rigida. Anche l’organizzazione familiare può incidere sul sociale e la famiglia non è solo vittima dell’economia.

Ad esempio, cominciamo a chiedere leggi affinché i nostri ragazzi possano lavorare, per esempio in estate. Oggi ci sono norme restrittive che di fatto rendono la cosa molto difficile. Invece sarebbe un passo di grande civiltà per tutti e di evoluzione per i ragazzi.

Comincerebbero a imparare come si sta in un team di lavoro e un certo senso della responsabilità. Naturalmente si dovrà trattare di lavori retribuiti in relazione all’impegno.

Riflessioni Brevi

C’è una moda che si sta diffondendo ed è quella di trasformare i bambini in cartoni animati.
Così li reifichiamo. Non trasformiamo i nostri bambini in pupazzetti, lasciamo che i personaggi delle illustrazioni, proprio grazie alla loro diversità da loro, possano raccontargli qualcosa. L’identificazione non è mai cosificazione, appiattimento. Ci deve essere una certa distanza tra il soggetto e l’oggetto di identificazione, altrimenti è spoliazione di sé.
I cartoni rappresentano alcune parti dei bambini e anche altri aspetti non ancora sviluppati. È a questo che servono. A uscire da sé e dal loro piccolo mondo. Il bambino che si vede oggettificato in una storia che non ha scelto è incastrato lì dentro e non ha più possibilità di proiezione fantasmatica. 
Inoltre, in questi fumetti familiari, l’anima inquietante che fa di una storia, una storia per bambini, é occultata. Come diceva Maurice Sendak “i bambini lo sanno che molto probabilmente matrigna vuol dire madre e che la parola matrigna è lì per evitare di far spaventare i grandi.” Anche questi fumetti son lì per rassicurare i genitori, ma senza divertire i bambini.




Riflessioni Brevi

Facendo volontariato in una casa di riposo, ho prestato la mia voce a un racconto di Salgari, per un progetto dell’associazione AMO. Non avevo scelto io il libro, né ho mai amato particolarmente Salgari, ma, come accade quando non preordini, è stato per me sorprendente, sia per l’attenzione e la commozione degli anziani, sia perché leggendo ad alta voce mi sono accorta di una cosa, magari ovvia, ma che non avevo notato prima: Salgari, nonostante fosse uomo ben informato delle conoscenze scientifiche dell’epoca, dava grande dignità alla fantasia e all’immaginazione, alle vecchie e fantastiche storie di mare. Forse sapeva che la vita vera è nelle storie immaginarie, delle quali siamo tutti tessuti
Leggere quelle storie a persone in stato di fragilità, mi ha fatto anche pensare al rapporto d’amore complesso che ho con l’acqua: per esempio mi piace andare a vela ma ho anche paura. Anzi sono convinta che sia la paura che provo a farmi – poi – essere anche così felice sull’acqua. Una specie di felicità della sopravvissuta. 
#riscoprendosalgari

Riflessioni Brevi

05 LUGLIO 2019 di MARINA CAPPA Vanity Fair

La vita (auto)distruttiva degli adolescenti: da un film alla realtà

La psicoanalista Laura Pigozzi sull’«Ultima ora» e le responsabilità dei genitori nella società di oggi

In classe, i ragazzi sono impegnati a finire il compito. All’improvviso, un botto sotto le finestre. È il corpo del professore, che si è buttato giù senza una parola. Inizia così L’ultima ora di Sébastien Marnier, appena uscito nei nostri cinema con il divieto per i minori di 14 anni. Da quella prima scena nasce una storia in cui i protagonisti sono gli studenti adolescenti (tutti ottimi voti e famiglie formalmente ineccepibili) e il supplente che cercherà di capire i loro comportamenti all’apparenza normali, ma dietro i quali si nasconde un progetto devastante.


Di ragazzi e famiglie si è occupata a lungo la psicoanalista Laura Pigozzi, che ha appena pubblicato Adolescenza zero. Hikikomori, cutter, ADHD e la crescita negata (ed. nottetempo) e che ragiona su questi temi dopo aver visto in anteprima L’ultima ora.

La prima reazione al film?
«Nel mio libro parlo dell’attrazione per l’abisso in una società senza funzione paterna e il film è esattamente questo: i genitori sono assenti, gli insegnanti di ruolo sono inservibili, il preside è come i genitori ricchi impegnato solo a rastrellare titoli e buoni voti. Il supplente (l’attore Laurent Lafitte, ndr) è l’unico che guarda gli studenti e si preoccupa per loro, mentre in genere gli adulti se ne occupano ma non preoccupano: non investono nel loro futuro se non formalmente. Questi ragazzi non hanno una guida, un vero maestro e quindi sono da soli».

Il suicidio iniziale del professore rappresenta questa abdicazione?
«Sì, è l’assenza oggi del padre, che spesso si autoelimina».

Non è vero che i padri oggi sono molto più presenti?
«Lo sono per le faccenducce, cambiare i pannolini o portare il bambino al parco. Ma nell’educazione vengono fatti contare sempre meno, non incidono nelle scelte educative, etiche».

E le madri?
«Sono molto presenti, anche troppo. Non riescono a staccarsi dai figli e creano rapporti di dipendenza, che generano forme di autodistruzione. E’ un passaggio cruciale: l’autoaggressione è quel distacco dalla simbiosi che non riesce, se non in forma patologica. Bisogna essere in due a volere la separazione, momento iniziale della crescita. Un ragazzo da solo può non farcela».

Riflessioni Brevi

Porre il tema sembra già rivoluzionario. L’incesto materno, sebbene sempre esistito, oggi appare ad alto contagio: prolungamento esagerato dei gesti di cura, esso può sembrare un eccesso curioso, bizzarro e non un abuso, qual invece esso è. E può protrarsi fino alla vita adulta del figlio, minando le sue relazioni. Una donna mi racconta che quando è in vacanza al mare, a casa dei suoceri, la madre di suo marito entra a svegliarli nella loro camera, senza bussare, scosta le coperte e, dato che il marito ha l’abitudine di dormire nudo, con una mano gli strofina giocosamente il membro con ridolini complici. Alle proteste della moglie, la suocera risponde sorridendo: “ma sono sua madre!”
Su questo argomento, oltre a queste

riflessioni che rimandano al libro Mio figlio mi adora (Nottetempo,2016), posto l’articolo al link qua sotto, scritto da colleghi che non conosco, di indirizzo lontano dal mio, perché è importante che tutti insieme si inizi a mettere sul tavolo la rilevanza della pedofilia femminile. Più mimetica e subdola di quella maschile, ma non meno devastante. E’ sotterranea e quindi meno riconoscibile.
Cito dall’articolo, che a sua volta cita dal libro E se l’orco fosse lei? (Franco Angeli, 2010): “Se diamo un’occhiata alle storie personali dei pedofili, scopriamo che il 78% dei maschi pedofili riferisce di essere stato abusato da una figura femminile, in particolare dalla madre” (Petrone, Troiano, 2010)
Pedofilia femminile: quando la donna abusa di un minore http://www.stateofmind.it/2019/07/pedofilia-femminile/ di @stateofmindwj

Riflessioni Brevi

Adottati famosi: Mosé, Edgard Allan Poe, Nelson Mandela, Steve Jobs, John Lennon

Le istituzioni che si occupano di valutare i genitori adottivi li sottopongono a test rigorosissimi. Invece di test estenuanti, e a volte sadici, bisognerebbe forse sostenere che i genitori adottivi fanno scuola di alterità, per tutti e soprattutto per

Riflessioni Brevi

L’ Age Mûr di Camille Claudel

Non fu solo il mancato matrimonio con Auguste Rodin il nucleo del delirio di persecuzione di Camille Claudel. In realtà ci fu una vera ingiustizia professionale. Nel 1894 Camille aveva scolpito un trittico di grande impatto emotivo e artistico, L’âge Mûr ou les chemins de la vie (L’età matura o i sentieri della vita), capolavoro che colpì un ispettore del Ministero delle Belle Arti che immediatamente

Riflessioni Brevi

Auguste Rodin, Masque de Camille Claudel, 1895(?)

Quei trent’anni di internamento furono completamente ingiustificati. Vediamo perché.

Il suo fu un delirio sistematizzato di persecuzione, secondo i criteri dell’epoca, un delirio, cioè, che non si era infiltrato in tutto il suo sistema ideativo, non contagiava tutto il pensiero. Camille credeva che il suo ex maestro di scultura, e amante appassionato, il celebrato Rodin, fosse in realtà un mostro che aveva tentato di avvelenarla e che, per di più, faceva a pezzi altre donne (una metafora – lei stessa era a pezzi- immaginata da Camille come reale). Il peccato di Rodin fu

Riflessioni Brevi